Panzca01 : Un anno da Lupo


Le prime voci sui Lupi di Toscana.
Febbraio 9, 2009, 6:07 pm
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Un timore si diffonde : l’ottavo scaglione è destinato a rinfoltire i LUPI.

Quando sono partito non conoscevo la struttura dei battaglioni dislocati in Toscana. La mia speranza era di capitare in una caserma dove mi fosse possibile studiare. Un posto valeva l’altro, bastava restare nella zona di Firenze. Durante l’addestramento, i caporali diffusero notizie allarmanti sulla destinazione dello scaglione. Il destino dell’8° sc/90 era di finire ai Lupi di Toscana a Scandicci. All’inizio l’idea non di faceva alcuna impressione. Un posto valeva l’altro. Con il passare dei giorni, però le informazioni sui Lupi cominciarono a preoccupare. Si parlava di una caserma di punizione, dove l’attività addestrativa era frenetica. Un campo seguiva l’altro. D’inverno si prospettavano addirittura campi montani a Carpegna “in mezzo alla neve”.  L’insieme di queste voci mi facevano pensare che finire in un tale posto avrebbe significato non poter studiare e soprattutto vivere 11 mesi di grossa tensione. Però completai  l’addestramento in modo abbastanza tranquillo perchè avevo saputo che sul tabulato delle destinazioni non ne avevo ancora una. Essere a disposizione del 225° voleva dire evitare, con larga probabilità, i Lupi e riuscire almeno a dedicare un po’ di tempo per terminare la tesi. Quando andavo a cenare con il Gianluca M. e Massimo M. ero un pò a disagio. Infatti loro sapevano di essere destinati ai Lupi mentre io mi consideravo già sicuro di non avere quella destinazione.
Quella certezza si è dimostrata infondata.

Comunque le giornate passavano tranquillamente. Mi toccarono alcuni servizi di compagnia e li feci con rassegnazione ma senza problemi. La corvè cucina fu una faticaccia, ma la una sostanziale collaborazione fra le 30 reclute impegnate nel servizio fece passare la giornata in modo tranquillo e quasi divertente. Tutti lavorammo duramente. Nessuno si tirava indietro nel fare i lavori più umili. Anche i cuochi ci sfruttarono senza ritegno in quel giorno. Pulimmo le stoviglie, le posate, e lucidammo il pavimento due volte. Finimmo il servizio per le 8 di sera, riuscendo perfino ad andare in libera uscita.

Le esperienze di tiro al poligono furono molto interessanti. Tirammo due volte la bomba a mano SRCM e sparammo sia con il Garand che con il Fal TA 59 (fucile d’assalto per truppe alpine con calciolo reclinabile). Era divertente sparare. Ci sembrava di fare delle grandi imprese e di questo ne andavamo orgogliosi. Forse il fatto di tirare a delle sagome e non a delle persone, ci faceva sembrare la lezione di tiro un gioco da luna park e non una simulazione di guerra. La 7a squadra fu impegnata anche come gruppo di zappatori. Precedemmo i reparti in addestramento al poligono e lo preparammo. Fu uno spreco enorme di risorse. Per fare sparare 300 colpi di MG alla CCS del 225° furono impiegate più di 30 militari. In quella occasione vedemmo come andava attrezzato un poligono e come andava isolato. Inoltre stendemmo le linee telefoniche da campo per far colloquiare la zona di tiro con la buca dei bersagli. Francamente non ho mai saputo se il telefono abbia funzionato.
La data del giuramento, il 1° dicembre 1990, si avvicinava. Il timore di avere una brutta destinazione aumentava. Nelle Compagnie era palpabile la “paura” di finire a far la guardia alla ormai famigerata gabbia di lupi nella Caserma di Scandicci. Ma pensavamo che fossero solo storie messe in giro dagli istruttori nel tentativo di tenerci sulle spine fino al giuramento.
Invece era tutto vero.


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