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Il tormentone dei primi giorni al CAR fu rappresentato dalle file estenuanti. Probabilmente anche gli istruttori avevano poche idee su come addestrarci e quindi preferivano farci stare in attesa per far passare il tempo. Era stupefacente però fare le file per niente. Stavamo tre ore davanti alla stanza del barbiere senza poi farsi fare i capelli. Al momento cruciale infatti o, il barbiere chiudeva, o per esigenze di forza maggiore qualcun altro entrava al nostro posto. Alla vestizione abbiamo aspettato una serata intera per poi arrivare a sentire che era troppo tardi e che saremmo stati i primi ad essere serviti nel giorno successivo. Per superare le visite mediche abbiamo atteso pomeriggi interi davanti all’infermeria vestiti solo con la tuta ginnica. A meta’ Novembre , quello era il modo migliore per entrare in infermeria come ammalati e diventare subito utilizzatori della struttura. Tutto era lasciato alla massima approssimazione. Programmare gli accessi ai vari servizio, ruotare l’uso delle diverse strutture forse rappresentava un programma troppo complesso per i gestori della caserma. Si noti che tutte queste attività venivano svolte sotto il controllo di graduati o militari di truppa con appena qualche mese di anzianità più di noi. I sottufficiali o gli ufficiali erano così impegnati in altre essenziali attività, che per noi era impossibile o quasi vederne uno in giro. Quando poi vedevamo scivolare per il piazzale qualche binario o qualche stella era spontaneo scattare sugli attenti per la sorpresa di una così inusuale visione.
L’addestramento
Durante la prima settimana furono assolte le formalità burocratiche, logistiche e mediche. Cominciammo, perciò,a frequentare le aule per apprendere i regolamenti militari. La notte dormivamo, ma la stanchezza si faceva sentire lo stesso. Le lezioni rappresentavano un invito ad appisolarsi anche perchè molti fattori spingevano in questo senso. Le aule erano foderate con una carta da parati di un color canapa anni ’50 opprimente. Gli insegnanti non riuscivano ad attrarre il nostro interesse con il loro intercalare monocorde. Le materie trattato erano di una noia incredibile. Noi eravamo avvolti da un contesto che induceva solo e soltanto a dormire. Riuscire a stare svegli era una grande vittoria. Le lezioni sulle armi, erano un po’ più interessanti. Si scopriva progressivamente il funzionamento delle armi in dotazione e la loro struttura.
Comunque, durante il CAR ho apprezzato quasi il piacere del lavoro di routine. La giornata era pianificata, sapevamo cosa avremmo fatto. Sapevamo soprattutto che alle cinque l’orario addestrativo sarebbe finito e che saremmo andati in libera uscita. Sembravamo come tanti lavoratori dipendenti che alla fine dell’orario uscivano dalla fabbrica per godersi il meritato riposo. Il libera uscita tornavamo liberi. Ci riappropriavamo della nostra autonomia. Gustavamo la nostra libertà. Con questo spirito uscivo dalla caserma e andavo in giro per Arezzo. Questa città mi ha veramente sorpreso. E’ piccola come Pistoia ma è tenuta con un riguardo che a Pistoia è del tutto sconosciuto. Le strade sono percorribili, pulite. Il centro è vivo, pulsante. E’ visibile ovunque la vitalità della città. Arezzo mi è proprio piaciuta.
Il riposo.
Passeggiare per il centro di Arezzo era divertente. Era pure facile incontrare compagni di compagnia e amici. Mentre il Giulivo U. si era sistemato stabilmente dalla zia, gli altri di Pistoia venivano casualmente incrociati al passeggio. I miei primi compagni di viaggio, sono stati i veri compagni di avventura. Il Massimo M. e Gianluca M. erano finiti nella stessa squadra della terza compagnia e quindi avevano contatti frequenti. Oltre tutto erano stati selezionati per far parte di un plotone d’onore che doveva partecipare ad una gara di addestramento formale a livello di brigata. Per stimolare i partecipante il 225° Btg. Fanteria Arezzo aveva promesso licenze e permessi in caso di vittoria o piazzamento, e tutti i selezionati si impegnavano al massimo nella preparazione della prova. I due amici mi raccontavano e mi raccontavano che erano stati tutto il giorno a marciare. La loro stanchezza era però consolata dalla voglia di riuscire a vincere le licenze. I loro sforzi furono premiati. Il loro secondo posto valse un 48 h non scalato e un 36h per il giuramento.
La struttura della caserma era scadente. I blocchi degli edifici avevano bisogno di forti lavori di manutenzione sia esterna che interna. Gli edifici non avevano il riscaldamento. I bagni rappresentavano la difficoltà maggiore. A parte i lavandini comuni che sembravano abbeveratoi, l’utilizzo dei cessi alla turca era problematica. Mancava la privacy a cui eravamo abituati nella vita civile, ed era francamente scomodo fare i propri bisogni senza poter chiudere a chiave la porta. Il risultato era che , o si andava in bagno dopo il contrappello, in piena notte, o si utilizzavano i bagni dei ristoranti frequentati durante la libera uscita.
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