Elenco dei resoconti in ordine cronologico:
- Si parte !!
- Primo tentativo per non far danni.
- La Chiamata
- Il Car al 225° BTG Fanteria Arezzo, con filmato del giuramento 8° 1990
- L’ addestramento e la lunga attesa della destinazione
- La doccia fredda della destinazione definitiva (con video !!)
- L’ arrivo ai Lupi
- I Presidi durante la Guerra del Golfo e l’impiego del Battaglione.
- Le guardie ai presidi
- Campo di Brigata a Carpegna
- Campo alla base Logistica di Foce Reno
- L’ epilogo e il congedo
- 18 anni dopo!! il raduno del 28/03/2009 alla Caserma Gonzaga – Scandicci
- Perchè parlare ancora dei Lupi di Toscana ?
- ULTERIORI NOVITA’ IN ARRIVO. Si parla di un Libro sui Lupi. Chi vuol partecipare deve solo mandare le sue testimonianze alla mail dell’Associazione: 78lupiditoscana@gmail.com
- Estate 2009 : sulle orme dei Lupi !!
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Domenica 8 novembre presso la Caserma Vannini di Firenze (zona Chiesa di S.Maria Novella) si terrà il raduno annuale dell’ Associazione Lupi di Toscana.
L’inizio del raduno sarà alle 9.30 e vedrà varie fasi rievocative.
Chi vorrà partecipare sarà un ospite gradito.
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Ormai l’ho presa così.
E’ agosto, fa un gran caldo, e mentre tutti pensano ad andare al mare o al fresco, dove ho deciso di fare le ferie ?
Sulle orme del mito dei Lupi di Toscana !!
Per cominciare sono tornato a Brescia. C’ero stato di ritorno da un viaggio in Svizzera. In quell’occasione mi ero fermato anche a Bergamo

Bergamo Colonna dei Lupi
per fotografare la colonna dedicata ai Lupi Bergamaschi, davanti la Caserma Montelungo, sede del 78 ° Reggimento fino alla seconda guerra mondiale. Poi ero passato da Brescia, dove avevo fotografato il

Brescia Via Lupi di Toscana
monumento in via Lupi di Toscana (una bella lampada votiva dedicata ai Lupi), la caserma Randaccio (sede del 77 ° Reggimento Lupi fino alla seconda guerra mondiale) e trasformata in un parcheggio multipiano, e l’altro

Brescia via Avogadro
monumento dedicato ai Lupi Bresciani, in via Avogadro. Ero passato anche dalla chiesa di San Giuseppe, dove c’è una cappella dedicata ai Lupi del 77° Reggimento, ma l’avevo trovata chiusa.
Ho deciso da ripartire da li.
Brescia si è rivelata una bellissima città. Il centro storico è veramente lo specchio di una città piena di storia, con reperti romani di tutto rispetto ed alcuni quartieri con l’impianto urbanistico del ‘700.
Forse perché i Bresciani erano in vacanza, ma sono stato colpito dalla presenza assolutamente alta di extra comunitari. A dire la verità mi sono sembrati integrati e tranquilli, però non posso giudicare la situazione..

Cappella dedicata ai Lupi
Finalmente ho trovato la chiesa aperta e queste sono le foto della cappella e soprattutto della teca con la Croce del Sangue donata da D’Annunzio.
Tappa successiva Gardone Riviere al Vittoriale degli Italiani
Sappiamo che D’Annunzio ha partecipato ad alcune operazioni della Brigata Toscana durante la prima guerra mondiale come ufficiale di raccordo con il comando della 45a Divisione .
Era altrettanto noto il legame fra D’annunzio e l’eroico Maggiore Randaccio, comandante del 77° reggimento e morto in combattimento alle Foci del Timavo. Anche nel museo del reggimento a Scandicci erano presenti numerose lettere scritte dal poeta ai reduci della Brigata Lupi. Quindi mi aspettavo di trovare qualche altro segnale di contatto fra il “Poeta Soldato” e i Lupi.
In realtà non ho trovato semplici tracce, ma direi che i rapporti fra D’annunzio e la Brigata Toscana, i Lupi, sono uno dei cardini della esperienza d’annunziana nella prima Guerra Mondiale.

Vittoriale.Fra le pietre del Veliki, un branco di lupi all'attacco. Vicino un gregge. Il nostro motto nella genialità visiva di D'Annunzio.
Nel giardino ci sono segni tangibili dei Lupi e delle battaglie sanguinose del fronte Goriziano con rocce del Sabotino e soprattutto con 2 rocce su cui è scritto Veliki Kribac ed in mezzo a loro una piccola scultura di un branco di lupi all’attacco. Poco distante un gregge. In breve il nostro motto collegato ad una delle battaglie piu’ gloriose della Brigata, la conquista del Veliki.
Ma all’interno del museo della Guerra ci sono i segnali piu’ toccanti del legame con la nostra Brigata.
Nello scalone di ingresso, subito sulla sinistra, una bandiera grandissima donata dalla Brigata Toscana e a destra il tricolore di Randaccio, con il sangue del nostro eroico Maggiore. Nella sala principale in cui sono esposti gli oggetti ricevuti dal poeta, spicca una copia del monumento ai Lupi eretto sul Sabotino e riprodotto successivamente a Gorizia e nella Caserma Gonzaga di Scandicci. Ci sono riproduzioni delle spille dei Lupi donate dalle associazioni di Bergamo e Brescia ed innumerevoli pergamene sottoscritte dagli appartenenti alla Brigata e donate al D’annunzio in segno di ricordo delle battaglie affrontate.
Purtroppo non ho potuto fare fotografie, ma ho saputo che facendo una richiesta motivata sarà possibile accedere al museo e ritrarre i nostri cimeli. Alla prima occasione lo farò.
Il Monte Melino e l’origine dell’epopea dei Lupi della Brigata Toscana.
Dal Lago di Garda alla valle del fiume Chiese il passo è veramente breve.
Valle del fiume Chiese vuol dire Alpi Giudicarie, Castel Condino, Monte Melino : l’inizio della storia leggendaria dei LUPI.
E’ ferragosto e Castel Condino è deserto.

Il Monte Melino da Castel Condino (Tr)
Si tratta di un piccolo paese di montagna in provincia di Trento che durante la prima guerra mondiale si trovava sulla linea del fronte. Il paese è sovrastato a nord est dalla vetta conica del Melino, adesso coperta da vegetazione rigogliosa, ma nel 1915 priva di vegetazione. La postazione Austriaca, sulla vetta, era ritenuta inespugnabile. La montagna ancora adesso incute rispetto e timore. Il lato sud è veramente scosceso e l’attacco che vi fu lanciato si infranse contro i reticolati austriaci. Migliore sorte, dopo una notte di avvicinamento, ebbe l’attacco da ovest attraverso il vallone di Boniprati. L’attacco fu talmente inatteso, violento, e determinato che “il nemico sbigottito ne chiamo lupi, gli implacabili fanti”. La descrizione cronologica degli avvenimenti è descritta in maniera eccezionalmente fedele in un libro scritto da Vittoriano Tarolli intitolato “ I lupi implacabili fanti” ed edito con il contributo del Comune di Castel Condino e della pro loco.

Castel Condino Plazze del Monte Melino
Io mi sono limitato a raggiungere in località Plazze del Monte Melino il monumento ai caduti di tutte le guerre ed in particolare ai caduti della gloriosa Brigata Toscana “ i Lupi” inaugurato dai reduci e superstiti nel settembre del 1929 e custodito con cura dalla comunità di Castel Condino.

Plazze Monte Melino. Dettaglio cartello esplicativo
Subito dopo mi sono recato poco sopra il paese, in località Boniprati dove inizia una sentiero di ascesa al Melino e si trova il Rifugio

Boniprati:rifugio Lupi di toscana
Lupi di Toscana. Visto quello che è accaduto, e l’attaccamento delle comunità di questi luoghi alle vicende della Brigata Lupi, non poteva che chiamarsi così.

Verso il Melino
Ho iniziato l’ascesa al Monte Melino ma non sono arrivato fino alla cima dove permangono trincee e manufatti dell’epoca.

Vista del Monte Melino da Boniprati
L’Altopiano dei 7 Comuni : Asiago, Località Case Zocchi
Dalle Giudicarie il passaggio all’altipiano di Asiago è quasi automatico.
In questi luoghi i Lupi della Brigata Toscana si sacrificarono fino quasi all’annientamento per la difesa del Col del Rosso e del Col D’Echele che sono alle spalle di Asiago.
Anche qui le gesta della Brigata Toscana sono ricordate con riconoscenza quasi come il sacrificio della Gloriosa Brigata Sassari. Per questo sacrificio in Contrada Case Zocchi a memoria perenne è stata edificata una piccola ma commovente cappella in onore di tutti i Lupi di Toscana caduti.

Asiago Case Zocchi

Cap. Orfeo Lucchini eroico Lupo difensore di Asiago
A dir la verità c’era anche una targa dedicata alla Brigata Lupi in Località Gallio Contrada Sasso, ma non sono riuscito a trovarla. Pertanto allego solo una immagine trovata da Daniele su Internet che testimonia il ricordo dei Lupi.

Gallio Contrada Sasso ai piedi del Col del Rosso
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Dopo la chiusura del Reggimento e tanti anni dal servizio militare perchè parlare ancora dei Lupi di Toscana ??
Come ben saprete il 78° Battaglione Lupi di Toscana, è stato soppresso 28 marzo 2008, e la Bandiera di Guerra è stata deposta al Museo delle Bandiere presso l’Altare della Patria a Roma nell’ aprile 2008.
Sembrava la fine della storia dei Lupi.
Invece, se la storia militare del reparto sembra, per adesso, conclusa, si è aperto uno spiraglio di continuità che molti speravano, ma pochi credevano realizzabile.
Infatti la chiusura del marzo 2008, è stata l’occasione per risvegliare l’ orgoglio di aver portato le mostrine bianco rosse, anche solo per un anno.E’ stato sufficiente solo dare l’occasione di incontro ai tanti Lupi sparsi per il mondo per diffondere la voglia di mantenere vivo lo spirito e la memoria del reggimento.
Per questo motivo, nell’aprile 2008, dopo che erano stati pubblicati, su youtube, alcuni video della cerimonia di chiusura del mese precedente, e ricevendo richieste di informazioni di tanti Lupi, è stato aperto il sito dell’ Associazione Lupi di Toscana di Firenze ( www.78lupiditoscana.wordpress.com). E’ bastato quello, per riattivare la rete di tutti coloro che sono stati e restano fieri della loro esperienza nel corpo.

Certe esperienze, forti e forse traumatizzanti nel momento in cui sono state vissute, si rivalutano e si apprezzano in un secondo momento, ed solo allora emerge il significato e la loro utilità per la crescita delle persone.
Il sito dei Lupi continua a presentare risultati assolutamente sorprendenti e gratificanti per tutti noi che contribuiamo a mantenerlo vivo.
Le pagine visualizzate nelle varie sezioni (storia, racconti, video) sono state oltre 36.000.
La partecipazione al sito, così appassionata, ma anche equilibrata, è un invito a tutti gli ex Lupi ad entrare nel gruppo e lasciare una loro testimonianza.
I video riguardanti i Lupi presenti su youtube hanno avuto oltre 19.500 visualizzazioni. E’ un risultanto francamente imprevedibile, vista la particolarità dell’argomento.
Su Facebook ci sono almeno 2 gruppi numerosi di ex Lupi denominati rispettivamente :”78° RGT Lupi di Toscana”, con oltre 500 iscritti; e “Lupi di Toscana” con 300 iscritti.
Di concerto con il Presidente dell’Associazione Lupi di Firenze, ho aperto il gruppo della nostra Associazione denominato: “Associazione 78° Reggimento Lupi di Toscana – Firenze”, raccogliendo già oltre 110 adesioni e instaurando collaborazioni con gli altri gruppi.
Siamo appena partiti, ma i risultati in termini di contatti, riattivazioni di vecchie e nuove amicizie, e collaborazione all’interno del Branco dei Lupi della Gonzaga ci spinge ad andare avanti.
Non possiamo dimenticare il nostro glorioso passato, e cosa i Lupi hanno fatto per il nostro paese.
Il nostro orgoglio ci seguirà per sempre e sarà di esempio nei comportamenti nel nostro futuro.
Archiviato in: Uncategorized | Tag: associazione lupi di toscana, caserma gonzaga, fanteria, firenze, lupi, Lupi di Toscana, raduno 28/3/2009
Il realtà ho mantenuto i contatti con Gianluca. Abitiamo nella stessa città e, in questi anni, abbiamo avuto occasione per sentirci e vederci.
Per quanto riguarda gli altri tre amici, l’incontro è stato fortuito ma sperato da tempo.
L’occasione è nata da una concomitanza di eventi.
Su FB attraverso vari gruppi di ex Lupi è nata l’idea di ritrovarsi davanti la Caserma Gonzaga , ad un anno dalla chiusura del Reggimento, avvenuta il 28/03/2008. Sempre su FB è partita la ricerca di nomi associati ai Lupi. In particolare cercavo un sottotenente, Marco P. di Milano, con cui ho condiviso vari campi e una intensa attività lavorativa in CCS. In particolare avevo 2 fotografie che lo riguardavano e che, sin da dopo il congedo, mi ero ripromesso di consegnargli. Su Facebook è stato riallacciato il contatto. Ci siamo sentiti per telefono e per mail e non sembrava che fossero passati così tanti anni. Mi ha detto che aveva mantenuto i contatti con 2 compagni di scaglione, Maurizio V. di Empoli (furiere dell’Autosezione) e Leonardo L. di Firenze (del magazzino di Battaglione). Con loro si sentiva quasi settimanalmente attraverso sistema di telefonata multipla dove la stanza virtuale di colloquio si chiamava non a caso “Lupi”.
Sono entrato pure io nel sistema e la telefonata settimanale sta diventando anche per me una piacevole opportunità per risentire voci amiche.
Il raduno si è tenuto il 28 marzo 2009, dopo tanti tentativi di poter accedere al monumento ai Lupi all’interno della Gonzaga. La Caserma è ufficialmente chiusa. Il nucleo stralcio presente nella struttura non era autorizzato a farci entrare. Tramite l’Associazione Lupi di Toscana di Firenze, abbiamo provato a chiedere l’autorizzazione al Comando Territoriale di Firenze, che però si è dichiarato non competente. Abbiamo allora scritto e contattato il Comandante del Raggruppamento Unità Addestrative di Capua, che alla fine, il pomeriggio precedente al raduno, ha autorizzato l’accesso.
Ormai ci eravamo impegnati con i Gruppi dei Lupi su Facebook e con l’Associazione Lupi di Firenze a fare il raduno in ogni caso anche davanti il portone della caserma. La certezza di poter accedere è arrivata troppo vicina alla data del raduno e non ci ha permesso di sollecitare una partecipazione piu’ nutrita di tutti i Lupi che avevano manifestato l’interesse alla manifestazione.
Ci siamo ritrovati in circa 50 e noi dell’8° 90 c’eravamo.
Anzi la sera prima abbiamo fatto una cena per passare un po’ di tempo insieme. Erano passati tanti anni, sono successi tanti avvenimenti nelle nostre vite, ma quando ci siamo ritrovati era come se ci fossimo lasciati solo da pochi giorni. Eravamo gli stessi ragazzi che fra il 1990 e il 1991 avevano vissuto una esperienza impegnativa, che aveva dato un senso al loro servizio militare, con , in sottofondo, un branco di lupi che ululava al suono degli altoparlanti.
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Sono stato alcuni giorni in ospedale Militare e li c’era la percezione, fra i militari di truppa, di una atmosfera di pieno sbando.
Poche cose da fare, anzi massimo impegno per fare il meno possibile.

Composizione camera al congedo
Al ritorno dalla convalescenza mi sono reso conto di cosa voleva dire “fare il servizio militare da imboscato”.
Era una atmosfera del tutto diversa rispetto quella vissuta alla Gonzaga, dove possiamo dire di tutto tranne che restassimo con le mani in mano.
Con i compagni di Fureria di pari scaglione, abbiamo preso il servizio militare come un vero e proprio impegno, sentendoci addosso molte piu’ responsabilità di quelle che ci sarebbero spettate da semplici militari di leva.
Per me e per Gianluca è stata una vera e propria esperienza di lavoro, impegnativa e in certi tratti molto stressante, che ci ha arricchito e lasciato un segno. Non per niente nel mio curriculum, predisposto per i colloqui di lavoro, lo spazio riservato al servizio di leva non è liquidato con il semplice “assolto”, ma è indicato assolto nel 78° Battaglione Lupi di Toscana, e di questo ne sono orgoglioso.
In piu’ occasioni i responsabili del personale con cui facevo i colloqui, leggendo l’inciso, mi hanno detto : “vedo che lei il servizio militare l’ha proprio fatto”.
La mia risposta è sempre stata : “lo puo’ dire ben forte” e quasi mi veniva da urlare : Lupi !!!

Monumento ai Lupi
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12 settembre 1991 19 settembre 1991.
Mi è stato concesso “l’onore” di guidare la Campagnola Fiat del Comandante del Campo e Comandante di Compagnia .
Sveglia all’alba, controllo veloce del mezzo e via in colonna verso l’Appennino. Una volta in autostrada Il Ten R., sicuro che ormai l’aliquota logistica destinata ad allestire il campo era indirizzata verso Foce Reno nel modo migliore, mi dice la frase che resterà nella storia : “Se mi addormento svegliami dopo Bologna”.
Nessun proposito poteva essere più nefasto. Doveva essere una passeggiata e invece si trasformo in un mezzo incubo.
Infatti risalendo la colonna il telo della campagnola ha cominciato a cedere. Prima si è aperta una fessura nella cappotte, poi e’ avvenuto uno scoperchiamento completo.
Ci siamo fermati per far intervenire il camion dei meccanici,ma sono riusciti a solo a limitare i danni con una serie di interventi di fortuna. Il telone non voleva rientrare nella propria sede e prendeva aria in maniera incontrollabile.
Nel Tentativo di trattenere il telone con una fune il Comandante si è pure ferito con il coltello e quindi siamo arrivati a Bologna con il ditone tutto sanguinante. Qui è intervenuta l’ambulanza che ha fasciato il Tenente e che ha proseguito il viaggio in pessimo umore.
L’area del campo non era altro che un prato vicino alla spiaggia. Scendiamo dai mezzi e senza perdere tempo cominciamo ad allestire l’accampamento,e ad innalzare le tende da 8 posti. L’operazione ci porta via mezza giornata ma piano piano il campo prende forma.

Campo a Foce Reno 9-1991

Campo di Foce Reno settembre 1991
Senza volerlo mi posiziono alla prima tenda del campo che diventa la tenda del comando del personale e della logistica. Come caporal maggiore divento di fatto furiere del campo e mi incarico di tenere aggiornato il ruolino dei presenti. In realtà segno la “forza” su un foglio protocollo (che conservo gelosamente fra i ricordi del militare), e quello diventa il registro di contrappello che userò durante la settimana passata a Foce Reno. Durante il primo giorno assistiamo ad una esercitazione della contraerea di Ravenna e Bologna appostata sulla spiaggia. Viene lanciato un velivolo bersaglio, che però non funziona. Successivamente un “Piper” dell’aeronautica traina un aereo bersaglio,e quest’ultimo diventa il “target” per le quadrine di Browning. Il frastuono delle quadrine è fortissimo, i traccianti solcano il cielo verso il mare. L’odore della polvere da sparo viene trascinato verso il nostro campo e la sensazione è quella di essere in piena azione.

Ingresso al Campo
Le giornate al campo passano abbastanza velocemente. Come al solito trovo sempre qualche cosa da fare . I rapporti con gli ufficiali sono buoni, quasi amichevoli, e tutto fila liscio. In particolare il Ten R. coordina il personale e le squadre che si eserciteranno con la Browning e con il lancio della bomba a mano. Il Ten P. si occupa del campo e dell’indottrinamento della guardia. In tenda sono con P. (scritturale di Montecatini) e qualche volta con il furiere dell’autoservizio (un ragazzetto di Arezzo).

Ingresso al campo.

Campo Foce Reno settembre 1991
In libera uscita andiamo a Casal Borsetti,a mangiare e approfittiamo delle pensioncine per fare la doccia. Tutto sommato questo è la mia prima esperienza di campeggio in tenda,e la settimana passa rapida. Forse la mancanza di esperienza mi ha giocato un brutto scherzo. Infatti la tenda non era ben sigillata e probabilmente qualche insetto mi ha punto causandomi poi una brutta reazione allergica quando sono tornato in caserma, che mi ha comportato il ricovero in ospedale militare.
Quando ho visto la reazione allergica (dei gran bubboni rossi)ho marcato visita (era la prima volta in 10 mesi).
Dall’infermeria mi mandano all’ospedale militare di Firenze e qui mi ricoverano all’ “Ospedale di Monte Oliveto” per accertamenti. Di questa esperienza mi ricordo che l’immobile era un antico convento sopra porta Romana a Firenze e le infermiere erano suore. Nei giorni del ricovero ho dormito senza sosta e non ho subito trattamenti particolari. Anzi quando mi hanno chiamato per fare le prove allergiche non avevo piu’ niente e mi hanno dato 10 giorni di convalescenza.
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10 giugno 1991 – 29 giugno 1991
Siamo a giugno del 1991 e si profila il campo di Brigata a Carpegna. I Lupi sono chiamati ad organizzare la logistica e quindi si deve partire in anticipo per allestire le strutture ricettive e predisporre il supporto ai mezzi e le armi.
All’andata sono sul cassone posteriore di un Acm. C’è una corsa per evitare il conduttore notoriamente spericolato ma alla fine ci capita proprio lui.
Tragitto tranquillo fino ad Arezzo e poi ci inerpichiamo verso la valle tiberina e su per l’appennino marchigiano. Passiamo dal San Leo, Sasso Fortino, Pennabilli e dopo un grande bosco arriviamo al poligono di Carpegna.
Fa freddo e dopo esserci sistemati in baracche prefabbricate ci dedichiamo ad allestire il Campo in attesa che arrivino i reparti della Brigata Friuli.
Siamo sotto il sasso di Simone vicini al poligono. Mi occupo della logistica ed organizzazione dei servizi di compagnia. Passerò tre settimane a Carpegna vivendo i primo vero e proprio “campeggio della mia vita”.

Campo di Brigata a Carpegna.Colonna Bersaglieri giugno 1991
Durante il campo arrivano i Bersaglieri con gli M113 da Bologna, i guastatori, e poi le compagnie dei fucilieri da Scandicci, con i mortaisti, per fare l’esercitazione di brigata e cercare di affinare i legami fra i reparti.
Le settimane passano sostanzialmente veloci fra libere uscite a Carpegna e una visita a S.Marino.
Qui arriviamo con i camion militari senza anticipare la visita alle autorità del luogo.
Al “confine” siamo fermati perché eravamo un esercito di stato estero e dopo un po’ di trattative riusciamo a visitare lo sperone con il borgo medioevale della città stato.
Al ritorno dal campo sono il passeggero dell’armiere Marco R. da Grosseto e faccio ritorno al reparto con un bel ricordo dell’esperienza.
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Centrale Enel di Tavarnuzze 16-17 gennaio 1991 03:15 14:00
“ “ “ 18-19 gennaio 1991
“ “ “ 20-21 gennaio 1991
“ “ “ 22-29 gennaio 1991
“ “ “ 08-15 febbraio 1991
Centrale Enel di Badia a Settimo 22 febbraio – 01 marzo 1991
Centrale Enel di Tavarnuzze 08-15 marzo
Il primo “presidio” viene raggiunto in piena notte.
Si tratta della centrale di Smistamento Enel di Tavarnuzze, vicino alla Certosa e all’uscita della superstrada Firenze Siena. Come detto, arriviamo che è notte inoltrata e il Comandante di plotone decide di mettere un solo uomo di guardia alla porta di ingresso, mentre gli altri si sistemano nei sacchi a pelo, in una stanza della centrale. Solo nella mattina successiva vengono organizzati i turni di guardia e viene deciso di collocare due altane sul tetto della palazzina. L’idea di portare qualche centinaio di chili di sacchetti di sabbia sul tetto si rivelerà poi un disastro in quanto il peso dei sacchetti di sabbia creò delle crepe nella copertura e si sarebbero verificate infiltrazioni d’acqua nella sala di controllo dell’impianto.
Io sono appena nominato caporale, ma sono incluso nei turni di guardia visto che sono meno anziano dei caporali della prima compagnia fucilieri che sono nel plotone.
Dei vari presidi che ho fatto a Tavarnuzze mi ricordo in maniera indelebile il freddo del turno di notte 02.00-04.00. Era gennaio, eravamo a 15 metri di altezza, e prendevamo in pieno il vento che spirava nell’alveo del fiume sottostante la centrale. Inoltre per arrivare sul tetto dovevamo inerpicarci da un terrazzino attraverso delle scale di legno da pompieri. Dovevamo salire con il giubbetto antiproiettile, l’elmetto, il fal e il tutto non era semplice, specialmente di notte.

Guardia Enel Tavarnuzze gennaio 1991
Dall’alto delle postazioni potevamo dominare buona parte del piazzale antistante la centrale Enel, le colline circostanti, ma c’erano numerosi angoli oscuri in cui non avremmo potuto vedere eventuali infiltrazioni. Questo fu il motivo per cui, durante una delle temute ispezioni esterne che venivano fatte nei vari presidi,l’ufficiale di turno si infuriò, e decise di far abbandonare le 2 altane del tetto e di creare 4 postazioni di guardia agli angoli della centrale.

Enel Tavarnuzze Altana 1

Enel Tavarnuzze : Area di tiro verso il fiume dall'Altana 1

- Gennaio 1991 Cambio delle guardie a Enel Tavarnuzze
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Dopo l’invasione del Kuwait dell’agosto 1990 da parte dell’Irak, le forze della coalizione Onu, guidate da Usa, Gran Bretagna, e decine di altri paesi, si stanno concentrando sul confine fra Arabia e Irak per intervenire.
In Italia, in previsione dell’ inizio delle operazioni militari di terra, viene deciso di utilizzare l’Esercito per presidiare obbiettivi sensibili, come aeroporti, dighe, centrali elettriche e di smistamento.
span style=”font-family:”">I Lupi sono in prima linea e la Caserma Gonzaga, sede del battaglione, viene messa in allarme il 10 di Gennaio 1991.
La mattina di messa in allarme, è viva nei miei ricordi. Alle 6, in anticipo rispetto il solito orario, si accendono le luci della compagnia e il S.Ten Trocchi ci sveglia urlando che da adesso siamo in allerta pronti per essere chiamati ad un non meglio precisato impiego. “Giù dalle brande, mettersi in verde e adunata nel locale antistante la Fureria”. Di quella mattina mi ricordo che non ci furono tentennamenti o richieste di spiegazioni. Tutta la nostra ala che conteneva 8° scaglione della CCS, scese dalle brande velocemente e si mise in verde sotto gli occhi sorpresi e perplessi dei militari aggregati per la partecipazione al corso di istruzione per l’incarico 30a. Questi ultimi infatti non erano stati coinvolti nell’allerta.
Senza tanti preamboli vengono lette le lista dei militari (o meglio dei Lupi) che devono prepararsi e io sono incluso, insieme alla maggior parte dei 8° scaglione e parecchi del 5° e 2°. Andiamo nei magazzini per ritirare lo zaino, il sacco a pelo, e gli altri materiali di ricambio. Inizia l’attesa. Sono incluso in un plotone comandato da un giovane S.Tenente della 1a Compagnia che è intimorito quanto noi. Ci dice di tenersi pronti con zaino e indumenti di ricambio. Inizia l’attesa.
Per un paio di giorni non ci furono novità e l’attesa trascorse tranquilla. Un pomeriggio però mentre stavamo uscendo in libera uscita, l’Ufficiale di Picchetto ci blocca rimandandoci in Compagnia e dicendoci di rimettersi in verde perché il Battaglione era in prontezza e stava per essere impiegato. Via di corsa a prendere la mimetica e poi in armeria. Qui cominciamo a preoccuparci. Dobbiamo ritirare, Fal, MG, le maschere NBC con filtri operativi, ma anche casse di munizioni, giubbetti antiproiettile ed elmetti in Kevlar. Dalle armerie di compagnia vengono tirate fuori anche attrezzature mai viste e questo comincia a preoccuparci. Infatti gli ufficiali ritirano visori notturni I.L., che come militari di leva non avevamo mai visto. Ritiriamo tutto ma fra noi aumentano le perplessità. Nessuno ci dice cosa stiamo facendo e dove dovremo andare. Nel cortile vengono preparati centinaia di sacchetti di sabbia. Continuiamo a non sapere ma dobbiamo restare pronti, con zaino pronto per stare fuori 4/5 giorni.
Sono ormai le 11 di sera quando ci viene annunciata una adunata nel campo sportivo, interno alla caserma. Tutti i plotoni armati si riuniscono dietro l’ufficiale di riferimento.
Al buio, al freddo, armati, con gli zaini, attendiamo notizie. Come prima aliquota siamo almeno 250. Arriva il Comandante di Battaglione, Ten. Col. Castellari e i reparti fanno un “presentat’arm” seguito da un urlo “Lupi”, fortissimo, che squarcia il buio e il silenzio della nottata. In quel momento eravamo veramente un gruppo unito.
Il Comandante di Battaglione ci dice che saremo chiamati a presidiare obbiettivi sensibili della zona di Firenze. Le regole di ingaggio sono chiare e in caso di minaccia o di intrusione, dopo gli avvertimenti di rito, siamo autorizzati a sparare. Gli obbiettivi che il Battaglione deve presidiare sono: Le Officine Galileo a Campi Bisenzio, La Sma a Soffiano, la centrale Enel di smistamento a Casellina, la Centrale Enel di smistamento a Tavarnuzze, la centrale di trasmissione di Poggio Incontro, la Sede Rai di Firenze, un deposito di carburanti a Calenzano (dove fra l’altro si verificherà l’unico tentativo di intrusione e un Lupo ha sparato a titolo di avvertimento e intimidazione).
Ormai in allarme, pronti per partire, ci viene assegnato un camion su cui carichiamo sacchetti di sabbia, armi, cassette di munizioni e alle 03.15 del 16 gennaio 1991, una macchina dei carabinieri ci scorta nel buio attraverso le colline di Scandicci. Dopo meno di mezz’ora spuntano le luci della Centrale Elettrica di Tavarnuzze. Iniziano i “Presidi” uno dei tanti esempi di operatività che ha caratterizzato il nostro Battaglione.